Menopausa, nuova fase, impariamo a conoscerla e gestirla

Dott.ssa Barbara Bianchini –

LA MENOPAUSA IN UNA VISIONE DI MEDICINA “INTEGRATA”

Con il termine “menopausa” si indica la cessazione dei flussi mestruali, mentre per climaterio si intende quel periodo di transizione della vita della donna, caratterizzato dal progressivo estinguersi della capacità riproduttiva per esaurimento del patrimonio follicolare ovarico.

Il climaterio comprende una fase di premenopausa, che precede la menopausa stessa, una fase di variabile durata, dai 5 ai 10 anni, clinicamente più o meno evidente, caratterizzata da iniziali alterazioni ormonali che si manifestano con le prime alterazioni del ciclo mestruale.

Già nell’antico testo di medicina tradizionale cinese Huangdi Neijing Suwen era riportato che proprio a “sei volte sette anni” la donna iniziasse ad accusare le prime irregolarità mestruali dovute alla diminuzione fisiologica dell’energia vitale età dipendente e che a “sette volte sette” arrivasse l’esaurimento definitivo della fecondità.

I 40 anni segnano di fatto un momento “di transizione” dal quale hanno inizio dei cambiamenti sia sul piano biologico-ormonale che su quello psico-emozionale.

Prendere atto di questa variazione non deve certo diventare un’accettazione passiva del tempo che passa, quanto invece un’occasione per intervenire preventivamente ben dieci anni prima della menopausa vera e propria col ristabilire sottili equilibri “energetici” per evitare che si manifestino disturbi tardivi.

“Il buon medico cura la gente prima che si ammali” diceva il maestro cinese Cheng Man Ching.

Alle alterazioni mestruali dei primi “anta” possono già variamente associarsi sintomi soggettivi legati all’umore e disturbi vasomotori, le cosiddette vampate di calore accompagnate o meno da sudorazione.  Da un prelievo di sangue venoso si possono rilevare dei rialzi transitori dell’FSH, ormone prodotto dalla ipofisi strettamente correlato con la produzione di estrogeni da parte dell’ovaio. Dallo stesso prelievo si può anche evidenziare un innalzamento degli estrogeni, dettato non solo da un’insufficienza progestinica legata al deficit ovulatorio, ma anche da una produzione ovarica intrinseca. Questo “iperestrogenismo” della fase premenopausale, non compensato dalla produzione di progesterone, si manifesta anche in cambiamenti dell’assetto corporeo, con un incremento di ritenzione idrica, di sensazione di gonfiore addomino-pelvico e di tensione mammaria e di aumento di peso, che molte donne riferiscono

La postmenopausa è invece caratterizzata dalla presenza di un’amenorrea definitiva da almeno 12 mesi e si accompagna spesso a un quadro sintomatologico estremamente polimorfo – la cosiddetta sindrome climaterica -. Sul piano biologico è contraddistinta da modificazioni ormonali quali l’ipoestrogenismo e l’ipergonadotropismo (iperFSH), che vanno stabilizzandosi su valori che rimarranno costanti e definitivi.

Sul piano clinico la sindrome climaterica comprende le irregolarità del ciclo mestruale tipiche della fase premenopausale, i disturbi neurovegetativi o vasomotori (vampate di calore, sudorazioni, palpitazioni, vertigini, parestesie), i disturbi di cute ed annessi e mucose (secchezza di tutti i distretti corporei: bocca secca con diminuzione della salivazione ed aumento della sete, secchezza diffusa, in particolare alle estremità, volto e arti, secchezza oculare con riduzione della lacrimazione, assottigliamento dei capelli), i disturbi psicoaffettivi (irritabilità, depressione, ansia, stanchezza psico-fisica, insonnia, calo della memoria), i disturbi della sfera sessuale e genitale (calo della libido, rapporti difficoltosi e dolorosi, secchezza vaginale, vaginiti), i  disturbi urinari (cistiti ricorrenti, incontinenza urinaria), i disturbi osteomioarticolari (dolori muscolari e articolari, osteoporosi), i disturbi metabolici (aumento del colesterolo e della glicemia, aumento del peso con ridistribuzione dell’adipe corporeo a livello di tronco e addome, ipertensione arteriosa).

I disturbi vasomotori e psicoaffettivi hanno un’insorgenza precoce rispetto a quelli legati alla secchezza delle mucose e del metabolismo, che si manifestano in genere più tardivamente.

L’età alla menopausa varia dai 49,3 – 51,4 anni nei paesi industrializzati e in Italia è pari a 50,8 anni.

Circa il 15% delle donne italiane subiscono una menopausa chirurgica (asportazione delle ovaie, non solo dell’utero) mentre l’1%% va in menopausa precocemente prima dei 40 anni.

Ci sono poi donne che si trovano a dover gestire altrettanto precocemente una menopausa farmacologica transitoria o definitiva, come quelle affette per esempio da tumore mammario.

La menopausa non si può certamente considerare una malattia, ma una fase fisiologica delicata della vita di tutte le donne, in cui avvengono profondi cambiamenti sul piano fisico, ormonale e mentale.

Occupandomi da oltre vent’anni di menopausa, nella mia esperienza solo in poche pazienti l’ho vista passare come fase del tutto inosservata.

Nella maggior parte delle donne i cambiamenti si fanno sentire. Questi possono essere aspecifici, in quanto compaiono in questo momento ma riflettono variazioni più legate all’avanzare dell’età.

Altri sono invece specifici e caratterizzano quella che si definisce “la sindrome climaterica”, un insieme di sintomi e segni che si riscontra in tutte le popolazioni del mondo, sebbene con una frequenza considerevolmente diversa.

Questo spiega come la sindrome climaterica sia da una parte biologicamente determinata, dall’altra risenta del contesto socioculturale e del vissuto individuale della singola donna e rende ragione dell’interesse sempre più crescente per tutte quelle pratiche curative che vedono la persona come unione di mente e corpo. Da ginecologa ho deciso di occuparmi della donna con una visione più a 360° gradi sulla persona, con quell’approccio “olistico” che sanno dare le medicine complementari come la medicina tradizionale cinese e l’omeopatia.

Risulta a mio parere interessante e stimolante poter proporre alle donne strategie preventive o terapeutiche diverse e individualizzate, in quanto se è vero che ogni donna è diversa dall’altra lo stesso sintomo come la “vampata di calore”, per fare un esempio, va contestualizzato in un determinato assetto corpo-mente.

Bisogna pensare che oggi la donna vive almeno un terzo della sua vita in menopausa e, rispetto ad altri tempi, si tratta di una donna ancora fortemente attiva sul piano lavorativo, familiare e sociale.

Oggi la donna è più informata e più esigente, vuole stare bene e invecchiare meglio. Chiede anche di interagire con uno specialista competente che la renda partecipe del trattamento, in una visione di medicina più “attiva”, oltre che integrata.

La sintomatologia vasomotoria è senz’altro il problema di più comune riscontro legato alla menopausa, con un’incidenza dell’85% nel mondo occidentale e che va a incidere sulla qualità della vita. L’eziologia del disturbo è multifattoriale e solo in parte giustificata dalla diminuzione dei livelli di estrogeni, che comunque non è predittiva della loro frequenza e severità.

Più comunemente conosciute come vampate di calore, si presentano come episodi ricorrenti e transitori di sensazione di calore più o meno intenso, che si diffonde in alto fino al volto, che durano 1-5 minuti, spesso seguite o associate a sudorazione. Si possono presentare con maggior intensità e frequenza durante il giorno o di notte.

La maggior parte dei sintomi vasomotori è di intensità lieve-moderata, inizia 2-3 anni prima della vera e propria menopausa e tende spontaneamente e gradualmente ad autolimitarsi nel tempo, ma quando questo avvenga non è prevedibile.

Alcuni fattori sono favorenti, come il sovrappeso, il fumo di sigaretta, un’attività fisica pesante o la sedentarietà e l’abuso di alcolici.

Alcuni studi hanno suggerito che l’alto consumo di derivati della soia sia una delle possibili ragioni di bassa prevalenza dei sintomi menopausali nei paesi asiatici. Senz’altro anche le abitudini alimentari giocano un ruolo nell’insorgenza delle vampate di calore, in particolare l’assunzione di alimenti con proprietà fito-estrogeniche ne riduce la prevalenza o di fitoterapici, da anni ampiamente utilizzati nel trattamento dei sintomi vasomotori lievi e moderati soprattutto laddove la terapia ormonale è controindicata. Dalla mia esperienza, se associati ad un medicinale omeopatico, specifico per quella donna, difficilmente la donna non ne trae vantaggio.

I sintomi vasomotori sono spesso accompagnati da disturbi psichici, in particolare ansia ed irrequietezza mentale, palpitazioni e insonnia, che portano spesso ad astenia, il sintomo riferito dalle donne con maggior frequenza.

L’aumento di una condizione di ansia o depressione è un disturbo dell’umore particolarmente frequente in questo periodo della vita e peggiora innegabilmente la qualità della vita.

Il calo della libido e la secchezza vaginale incidono poi negativamente sulla relazione di coppia nelle donne sessualmente attive.

Sicuramente la predisposizione mentale di base della donna è il miglior indice predittivo di disturbi depressivi più severi nella postmenopausa; il cambiamento fisiologico che accompagna la menopausa non causa infatti di per sé disturbi psicoemozionali.

Questa fase di passaggio si accompagna spesso ad alterazioni di un rapporto relazionale. Ai giorni nostri infatti verso i 50 anni la donna si ritrova spesso a dover gestire figli adolescenti, o a vederli uscire di casa, ad assistere un genitore malato o a perderlo, a cambiare lavoro, ad affrontare una separazione dal coniuge o a desiderare ancora una gravidanza nonostante l’età.

La terapia ormonale sostitutiva (TOS) è sicuramente il più efficace trattamento convenzionale per la maggior parte dei sintomi menopausali e trova la sua principale indicazione nel trattamento della sindrome vasomotoria moderata-severa, dell’atrofia genitourinaria e nella prevenzione dell’osteoporosi.

Non tutte le donne però in postmenopausa sintomatiche sono candidate all’uso di ormoni.

Allo stesso modo anche le irregolarità del ciclo mestruale che compaiono, come abbiamo visto, in premenopausa, non necessitano a tutti i costi di un trattamento ormonale, come può essere la pillola contraccettiva, ma possono essere “normalizzate” con medicinali omeopatici o sedute di agopuntura o l’impiego di fitoterapici.

La terapia ormonale sostitutiva rappresenta senz’altro una valida proposta terapeutica quando i sintomi della menopausa si fanno severi ed interferiscono con la vita quotidiana; smette di esserlo quando è controindicata, come nel caso di donne che hanno un elevato rischio vascolare o sono affette da un tumore mammario. Altre volte, sono le pazienti stesse a chiedere soluzioni terapeutiche personalizzate e il più possibile prive di effetti indesiderati, per alleviare i disturbi che si manifestano in pre o in postmenopausa.

Molte sono le donne che ricorrono all’uso di terapie non convenzionali con una prevalenza in aumento negli ultimi anni. Le motivazioni per cui ricorrono a queste terapie sono l’efficacia, la sicurezza, il miglioramento della qualità di vita, la prevenzione di malattie, il suggerimento di familiari, amici o medici curanti.

I sintomi principali trattati con queste terapie includono le vampate di calore, i disturbi del sonno, le sudorazioni notturne, l’ansia e gli altri disturbi dell’umore, la secchezza vaginale, l’astenia e i dolori articolari.

CENNI DI MEDICINA TRADIZIONALE CINESE E APPLICAZIONI IN GINECOLOGIA

La medicina tradizionale cinese vanta più di 2500 anni di storia; molti suoi aspetti sono difficili da conciliare con la medicina occidentale, poiché c’è una fondamentale differenza nel modo di concepire l’essere umano e la natura stessa della medicina. La visione olistica della medicina cinese considera il corpo umano come un insieme di funzioni tra loro correlate ed interdipendenti, senza concepire i singoli organi come entità a sestanti.

La medicina cinese è stata influenzata dalla filosofia taoista, che enfatizza le correlazioni tra i fenomeni dell’universo: l’uomo è visto come un microcosmo che interagisce con gli altri elementi della natura, secondo un equilibrio che è espressione di due forze opposte ma interdipendenti e complementari, lo yin e lo yang. Tutti i fenomeni presenti in natura hanno aspetti yin e yang, compreso l’essere umano, la cui energia vitale, il qi, necessita dell’equilibrio tra queste forze per essere in salute. La malattia è vista come una rottura di questo equilibrio.

La teoria dello “yin e dello yang” e la teoria dei “cinque elementi” costituiscono la base della medicina tradizionale cinese (MTC).

La teoria dei “cinque elementi” mette in correlazione tutto ciò che avviene nell’universo (macrocosmo) con ciò che avviene nell’organismo umano (microcosmo).

Diverse sono le sue applicazioni in campo medico.

I cinque elementi sono acqua, legno, fuoco, metallo e terra

Ad ogni elemento corrispondono stagioni, punti cardinali, climi, colori, odori, suoni, sapori ma anche organi, tessuti, organi di senso, liquidi corporei ed emozioni.

Ogni elemento è connesso agli altri quattro secondo una relazione ciclica e dinamica e il loro equilibrio, che si traduce in uno stato di omeostasi tra gli organi del corpo umano, mantiene una condizione di salute.

Quando questo equilibrio è alterato per molto tempo, insorge la malattia.

Lavorare su un elemento significa lavorare su un organo e sull’emozione corrispondente, in una visione dell’individuo come unità corpo-mente.

All’acqua corrispondono rene e vescica urinaria e sul piano emotivo paura e ansia.

Al legno corrispondono fegato e vescica biliare e rabbia repressa

Al fuoco corrispondono cuore e piccolo intestino ed eccitazione eccessiva

Alla terra corrispondono milza e stomaco e concentrazione eccessiva con preoccupazione

Al metallo corrispondono polmone e grosso intestino e tristezza, frustrazione.

Da ogni organo partono i meridiani corrispondenti, canali che attraversano tutto il corpo, in cui circola il Qi, l’energia vitale dell’individuo. Il Qi affiora in determinati punti che si possono stimolare con le pratiche del massaggio, della moxa e dell’agopuntura o della pratica Qigong.

Gli organi e i loro relativi meridiani costituiscono un’unità energetica indivisibile, per cui i problemi degli organi possono interessare i meridiani e viceversa.

I meridiani sono specchio di ciò che succede all’interno o all’esterno dell’organismo.

L’uomo deve tendere a questo equilibrio dinamico tenendo conto del mutamento continuo che avviene dentro di sé e nell’ambiente circostante se non vuole ammalarsi.

Le cause di malattia in MTC possono ricondursi a fattori climatici (cause esterne) o emotivi (cause interne) o dipendere dalla costituzione dell’individuo, dalle sue abitudini di vita (eccesso di lavoro mentale o fisico, carenza di movimento, attività sessuale, alimentazione scorretta), da traumi, parassiti e veleni e trattamenti scorretti (come l’abuso di farmaci per esempio).

Tutte colpiscono l’ospite se la sua energia è in vuoto.

La MTC trova quindi campo d’applicazione nella diagnosi, nella prevenzione e nella terapia delle malattie.

La medicina cinese da molta importanza ai sintomi riferiti dalla paziente, e quindi alla raccolta dell’anamnesi, con particolare attenzione alla sensazione di freddo e caldo, alla diuresi, all’alvo, alla digestione, all’umore, alla localizzazione del dolore ed alla sua irradiazione.

La storia mestruale della donna viene sempre indagata, anche in assenza di apparenti disturbi, con particolare riferimento al ritmo mestruale, la durata e la quantità del flusso mestruale, il colore e la consistenza del sangue mestruale e l’eventuale presenza di coaguli. Per la diagnosi, oltre all’esame obiettivo classico, vengono utilizzati altri parametri, come l’esame della lingua e dei polsi, a livello dei quali si manifesta lo stato energetico dei vari organi. I cambiamenti delle caratteristiche della lingua sono più repentini mentre quelli dei polsi sono più tardivi e testimoniano rispettivamente lo stato energetico attuale e basale dell’individuo.

Una volta fatta la diagnosi, per quanto riguarda la terapia, la MTC si avvale di diverse tecniche, il massaggio, la coppettazione, la moxibustione, gli esercizi di qigong, l’auricoloterapia, la dietetica cinese, la fitoterapia e l’agopuntura.

L’agopuntura è una tecnica che consiste nell’inserzione cutanea di sottili aghi a diverse profondità ed in specifici punti distribuiti su tutta la superficie corporea. La scelta dei punti è strettamente legata alla diagnosi energetica individuale e alla localizzazione del dolore.

Il punto di agopuntura non è necessariamente un’entità anatomica, ma un’unità fisiologica; l’esame istologico dell’agopunto non rileva alcuna peculiarità cellulare o tissutale. Biologicamente l’agopunto risulta sensibile alla palpazione, ha una conduttanza elettrica, manda potenziali di fibrillazione e fascicolazione all’EMG, spesso diventa eritematoso in seguito all’inserzione dell’ago, può provocare parestesie distali alla sua stimolazione. Molti agopunti corrispondono a terminazioni nervose libere il che giustificherebbe la sensazione soggettiva all’inserzione dell’ago, detta “deqi”.

Secondo il National Institute of Health (1997) il punto di agopuntura è un’unità neuro-vascolare, la cui stimolazione provoca il rilascio di peptidi oppioidi e di altri neuromediatori, attiva il sistema ipotalamo-ipofisario, modifica il flusso sanguigno, stimola la risposta immunitaria.

Dal punto di vista della medicina occidentale, gli effetti dell’agopuntura vengono attribuiti ad un’integrarsi di meccanismi neurologici ed endocrinologici, che, come risultato finale, portano una varietà di funzioni fisiologiche verso l’omeostasi.

Per quanto riguarda la ginecologia, negli antichi testi si fa riferimento solo all’utero che ha avuto diverse denominazioni, il che fa desumere che il termine comprenda anche gli annessi, ovaie e tube.

L’utero è collegato da meridiani agli altri organi, principalmente a rene e cuore

Questo implica che la mestruazione, in cinese tian gui (= rugiada celeste), per essere regolare, necessita di una comunicazione corretta tra cuore, rene e utero.

Secondo la medicina cinese, un ciclo mestruale normale di 28 giorni è energeticamente suddiviso in quattro fasi che ricalcano fedelmente il ciclo ormonale della medicina occidentale. Nella fase mestruale, il sangue si muove e l’utero si svuota. Secondo la medicina occidentale vi è un rapido calo dei livelli ematici di estrogeni e di progesterone, con conseguente sfaldamento dell’endometrio, il rivestimento più interno dell’utero. Nella fase postmestruale, lo yin cresce e va a formare il sangue in vuoto. Dal punto di vista occidentale è la fase follicolare, durante la quale il follicolo cresce, i livelli di estrogeni aumentano sotto l’influenza dell’FSH, fino a raggiungere il picco e l’endometrio è in fase proliferativa. Nella fase intermedia lo yin arriva al massimo e inizia a salire lo yang; dal punto di vista occidentale è la fase ovulatoria, in cui il rilascio acuto di LH determinato dal picco estrogenico provoca la rottura del follicolo e la fuoriuscita della cellula uovo. Nella fase premestruale, sale lo yang e l’utero si riempie di sangue. Dal punto di vista occidentale, è la fase luteinica, durante la quale il corpo luteo secerne progesterone e l’endometrio si ispessisce, pronto a far annidare un eventuale uovo fecondato o a sfaldarsi nella mestruazione in assenza di concepimento.

Secondo la medicina cinese, un flusso mestruale fisiologico dipende dalla corretta circolazione del qi nei meridiani competenti. Il fluire del qi è essenziale per far muovere il sangue prima e durante il flusso mestruale; da ciò ne deriva anche un flusso mestruale senza dolore.

Se invece il qi ristagna, il sangue non si muoverà in modo appropriato, con conseguente dolore: è il principio cinese del “bu tong zhi tong” ovvero “senza fluire di energia c’è dolore”

Le prime applicazioni dell’agopuntura sono state proprio in campo di analgesia ed anestesia.

La FDA ha classificato nel 1996 l’agopuntura come rimedio medico di Classe II soddisfacendo i requisiti di sicurezza ed efficacia. Il National Institute of Health ne ha recentemente raccomandato l’uso come efficace strumento di terapia per alcune patologie, tra cui la dismenorrea.

Diversi sono ad oggi gli studi scientifici che confermano l’efficacia dell’agopuntura nel trattamento del dolore mestruale.

Per quanto riguarda invece la fase menopausale, la MTC distingue una menopausa fisiologica (GEN NIAN QI), dalla sindrome menopausale patologica (GEN NIAN QI ZONG HE ZHENG)

Il rene tende ad indebolirsi con l’età nel suo aspetto yin, nel suo aspetto yang, o in entrambi e ciò può avvenire in modo precoce, rapido o progressivo.

I reni sono il fondamento dello yin e dello yang di tutto il corpo e il loro vuoto si manifesterà inesorabilmente anche negli altri organi.

Lo yin del rene è la base di tutte le energie yin (fegato, cuore, ma anche stomaco e polmone); lo yang del rene è la base di tutte le energie yang (milza, ma anche cuore e polmoni).

Ognuno tenderà a manifestare sintomi e segni in determinati organi, quelli costituzionalmente più deboli o più provati da patologie croniche, disordini alimentari o errate abitudini di vita, e questo rende ragione della varietà della sindrome menopausale.

Clinicamente compaiono le prime irregolarità del ciclo mestruale, in ritmo e quantità di sangue mestruale, fino alla sua completa scomparsa.

Un errato stile di vita e la presenza di fattori socioculturali di stress contribuiscono all’insorgenza di sindrome menopausale generando costrizione.

Il concetto di costrizione in MTC esprime un mancato libero fluire dell’energia, nel caso della sindrome menopausale si assiste più comunemente ad una stasi di qi di fegato.

Associato al declino della funzione degli organi dipendente dall’età, rende ragione di una menopausa meno fisiologica. La stasi di qi di fegato si manifesta anche prima della menopausa vera e propria, per esempio con la sindrome premestruale, con mastopatie, disturbi digestivi o alterazioni dell’umore come senso di frustrazione e depressione, già presenti durante l’età fertile.

La causa più comune di stasi di qi di fegato sono per la MTC le sette emozioni: la frustrazione, lo stress, la collera, le preoccupazioni, la paura, la noia, la mancanza di sfogo. Quindi lo stato mentale o emozionale in cui una donna si trova è fondamentale nel generare o nel prevenire la stasi di qi

Se non viene risolta, la stasi di qi genera col tempo fuoco, che asciuga ulteriormente il sangue e lo yin, consuma i liquidi e fa salire lo yang in eccesso.

Così si spiegano le vampate e le sudorazioni, le cefalee, l’irritabilità, la secchezza oculare, l’insonnia ed alcuni tipi di vertigini.

Un’altra complicazione della stasi di qi è il calore nel sangue che porta a stravaso ematico, aggravato dal possibile vuoto di qi e giustifica le menometrorragie comuni in menopausa.

La stasi di qi che diventa fuoco di fegato giustifica altri sintomi come la tensione mammaria, l’oppressione toracica, l’alternanza di depressione e irritabilità, la cefalea, la bocca amara.

Secondo la teoria dei cinque elementi, il fegato, che è legno, controlla la milza che è terra. Se c’è tendenza al vuoto di yang di rene e milza, il fegato ha il sopravvento sulla la milza, con produzione di flegma-umidità.

Ne derivano tendenza all’aumento ponderale fino all’obesità, edemi, noduli tumorali benigni e maligni.

Sempre secondo la relazione dei cinque elementi, la stasi del legno-fegato può ripercuotersi sul metallo-polmone, manifestandosi con tosse cronica e contribuire all’ eziopatogenesi di vampate e sudorazioni notturne.

La stasi di fegato si può ripercuotere sul cuore, sede dello shen, il mentale dell’individuo; si manifestano allora palpitazioni, insonnia, ansia, scarsa memoria, irrequietezza, labilità emotiva, iperonirismo.

Lavorare sulla stasi di qi, prima causa di malattia dell’Era moderna, significa rendere la menopausa una fase fisiologica e non una patologia per la donna, significa privare il flusso mestruale di dolore e dei sintomi della sindrome premestruale, facendo vivere serenamente alla donna la sua naturale ciclicità

CENNI DI OMEOPATIA E APPLICAZIONI IN GINECOLOGIA

L’omeopatia si può definire un metodo clinico-terapeutico, che consiste nel somministrare una sostanza diluita e dinamizzata per trattare dei sintomi che la stessa sostanza causerebbe se somministrata a dosi ponderali o tossiche, secondo il principio di similitudine.

Il fondatore, Hahnemann (1755-1843) medico e scienziato tedesco credeva che il medicinale omeopatico fosse in grado di stimolare la risposta dell’individuo verso la guarigione.

L’omeopatia si può considerare quindi una medicina “reattiva” più che “soppressiva” come quella tradizionale, ovvero vede il sintomo come un segnale invece di eliminarlo e stimola una reazione dell’organismo che lo porta verso la guarigione.

Sebbene i risultati degli studi in letteratura siano ancora controversi, viene ormai scartata l’ipotesi che gli effetti clinici dell’omeopatia siano da ricondurre al solo effetto placebo.

Uno studio osservazionale francese (Bordet et al.) condotto su 438 pazienti in menopausa trattate con medicinali omeopatici ha rilevato una diminuzione statisticamente significativa delle vampate di calore sia diurne che notturne, un miglioramento dei disturbi del sonno e un miglioramento complessivo della qualità della vita.

Durante la consultazione omeopatica l’attenzione va all’individuo nella sua totalità e non solo alla sua malattia o al sintomo da trattare.

L’interrogatorio è lo strumento principale attraverso il quale possiamo conoscere la causalità del disturbo, la costituzione di quella persona, i sintomi fisici e mentali che accompagnano un sintomo, cosa lo fa peggiorare e cosa migliorare, la modalità che ha una persona di ammalarsi, per arrivare a fare una diagnosi e a prescrivere un medicinale a diverse diluizioni. È possibile anche associare due o più rimedi a diverse diluizioni per offrire un trattamento personalizzato che corrisponde alle peculiarità di quella paziente. È anche possibile associare l’omeopatia ad altre terapie farmacologiche senza alcuna controindicazione.

Due donne in menopausa che presentano lo stesso sintomo delle vampate di calore è facile che ricevano due medicinali omeopatici diversi, come diverse sono le due persone tra loro.

Riporto un esempio pratico per cercare di semplificare la complessità della materia.

Si presentano in ambulatorio due donne in menopausa con vampate di calore e insonnia.

La prima è costituzionalmente magra, pallida, stanca, con umore più depresso, freddolosa, portata a rimuginare pensieri che non la fanno dormire di notte, a cui vanno tirare fuori le parole di bocca. La seconda donna è invece robusta, piena di energia, paonazza in viso, calorosa e sull’agitato andante, che non smette più di parlare e anche lei non riesce a prendere sonno di notte.

Sono due donne che riferiscono gli stessi sintomi, ma abbiamo davanti due donne completamente diverse e si può dedurre facilmente che, nella loro diversità, probabilmente richiedano due trattamenti diversi e personalizzati. Una donna la potremmo definire più yin, l’altra più yang secondo la medicina tradizionale cinese che prevederebbe anch’essa trattamenti diversi.

Alla prima paziente possiamo somministrare il medicinale omeopatico Sepia, alla seconda Lachesis. Entrambi trattano le vampate menopausali, ma come abbiamo visto ci permettono di contestualizzare il sintomo in una persona. Questa è la peculiarità dell’omeopatia.

Lo stesso sintomo della vampata di calore viene analizzato nel dettaglio per capire quale medicinale omeopatico trovi più corrispondenze.

“Nutrire la vita (yang sheng) per evitare la malattia, condurre una vita regolare

coltivando la mente (shen) e l’essenza (jing) ed educando il corpo a vivere secondo le quattro stagioni costituiscono la protezione di vita (wai sheng) che conduce alla longevità

Andare contro il loro corso è dannoso alla vita

assecondarli previene l’insorgere di malattie gravi“

(dal So wen)

Dott.ssa Barbara Bianchini
Dott.ssa Barbara BianchiniGinecologo , Omeopata , Agopuntore

Dott. ssa Barbara Bianchini – Ginecologo, Omeopata, Agopuntore

La Dott.ssa Barbara Bianchini si Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1998 e si specializza in Ostetricia e Ginecologia nel medesimo Ateneo nel 2005. Durante la sua specializzazione ha lavorato presso il Centro Climaterio e nell’ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica della Clinica Mangiagalli, dove, ha approfondito le conoscenze in ambito ecografico ginecologico di I e II livello e la sonoisterografia per diagnosi della patologia uterina. Dopo la specializzazione ha continuato ad interessarsi ai disturbi del ciclo femminile dall’adolescenza alla menopausa e l’ha potuto fare a 360° grazie anche alla medicine “alternative” o “complementari”, quali la medicina cinese, dapprima, e l’omeopatia poi.

Laurea in Medicina e Chirurgia presso Università degli Studi di Milano in data 29/10/88
Specializzazione in Ginecologia e Ostetrica presso Università degli Studi di Milano in data 31/10/05
2002 – 2003: Diploma in “Sessuologia clinica ed educazione sessuale” presso AISPA di Milano
2004: Diploma in “Agopuntura e tecniche complementari” presso Medicina di Milano convenzionata con Università Cinese di Nanchino
2014: Diploma di “Omeopatia” presso SMB di Milano
2014: Diploma CONI di “Insegnante di Tai chi chuan e Chi Kung”

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